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Benito Mazzi “Vecchie STORIE DI PAESE” Quaderni di Civiltà e Cultura Piemontese Priuli & Verlucca Editori
Vecchie STORIE DI PAESE
Quando nel '45 è finita la guerra, l’autore di questo libro aveva sette anni. Le poche strade della sua valle, Vigezzo, lembo piemontese ai confini con la Svizzera italiana, non erano asfaltate, la gente parlava prevalentemente in dialetto, campava di polenta, castagne, minestra di erbe. Gli odi politici e le vendette erane all'ordine del giorno, come i pestaggi e le risse nelle piazze; non c'era l'acqua in tutte le case, i gabinetti erano per lo più esterni, sulla lobia o nel cortile; l'unico locale cella casa riscaldato, con la stufa a legna o il camino, era la cucina. All'inizio degli anni Cinquanta, a proseguire gli studi dopo le elementari, alle medie private a Domodossola o alla scuola di avviamento professionale di Santa Maria Maggiore, erano non più di 40-50 alunni: su 6000 abitanti. Le uniche risorse del territorio erano l'emigrazione, un po' di turismo estivo, il taglio dei boschi e il contrabbando, che andavano a integrare un'agricoltura e un allevamento stentati, insufficienti, quando le stagioni erano climaticamente avverse, a far campare le famiglie. A metà giugno, alla chiusura delle lezioni, i «bocia» liberavano i piedi dalle pantofole di pezza e via scalzi e in canottiera per prati, boschi e greti. Le automobili si contavano sulle dita delle mani. Il medico condotto si spostava col Cucciolo, bicicletta a motore che costava sulle quarantamila lire. «Se vuoi venir con me, ti porterò sul Cucciolo, il motorino è piccolo, ma batte come il mio cuor», cantavano dopo cena le signorinette del paese, inanellate tra loro a braccetto, percorrendo avanti e indietro la piazza. Pervase da queste lontane atmosfere si snocciolano le storie dell'Autore, da oltre trent'anni vigoroso cantore della sua terra, storie leggibili tutte d'un fiato, ricche di umori incantatori, di sogno, di vita. |