Benito Mazzi

KUBLER, KOBLET, CROCI TORTI E PIANEZZI

Prefazione di Marco Blaser - Macchione Editore

pagg. 125. Euro 20.00

 

KUBLER, KOBLET, CROCI TORTI E PIANEZZI

 

Successo di critica e di vendite ha riscosso, in particolare in occasione dei Mondiali di ciclismo di Mendrisio, il libro di Benito Mazzi “Kubler, Koblet, Croci Torti e Pianezzi”, edito da Macchione di Varese, che si avvale della seguente prestigiosa presentazione di Marco Blaser, già direttore della Televisione Svizzera, firma storica del giornalismo elvetico. << Appartengo alla generazione nata negli anni trenta. Unitamente alla maggioranza dei miei connazionali, sono uscito indenne dal devastante conflitto mondiale. Mi sono quindi potuto tuffare nell'euforico dopoguerra segnato dalla miracolosa ripresa economica accompagnata dal ritorno effervescente, ai livelli più significativi, dei nostri protagonisti delle principali discipline sportive. Figlio dei RADIO DAYS, magistralmente descritti da Woody Allen nei suoi ritratti dell'amata Manhattan, ho vissuto i momenti magici delle imprese degli atleti rossocrociati di quegli anni attraverso le radiocronache delle inconfondibili voci di Giuseppe Albertini, Alberto Barberis e Vico Rigassi e dell'istrionico Mario Ferretti. Furono incontri che segnarono inequivocabilmente la mia futura vita professionale. Passai infatti al giornalismo sportivo radiofonico alla fine del 1954 dopo aver collezionato, ancora imberbe, gli autografi di Fritz Schaer (maglia rosa nel '50 a Locarno), di Hugo Koblet (vincitore del Giro dell'Anno Santo) e di Ferdy Kubler (primo al Tour de France nel '50 e iridato a Varese nel '51). Ottenni il certificato di idoneità alla radiocronaca nel 1955: fu la realizzazione di un sogno cullato a lungo.. Dopo le esperienze acquisite al seguito delle gare per dilettanti con i servizi sul titolo nazionale conquistato da Attilio Moresi ('55) e sulle forti prestazioni degli atleti del VC Mendrisio (Degasperi, Cereghetti, Squizzato ecc.) pilotati dall'estroso Zanaga, fui al seguito di dieci Giri della Svizzera, due Tour de France, tre Giri d'Italia e di parecchi Campionati del Mondo. Passai definitivamente ad altre attività nel '71 dopo aver realizzato, per la Televisione Svizzera, in veste di produttore-regista, l'edizione di Mendrisio della lotta per la maglia iridata fra Merckx, superlativo vincitore, e Gimondi. In quel ventennio fra me e i due “K” si era stabilito un cordiale rapporto di collegialità associato a un tipo di complicità e amicizia, di stampo italofono, con Emilio Croci Torti e Remo Pianezzi. Sono rapporti che resistono all'usura del tempo, legati a innumerevoli ricordi di reciproca spontanea generosità. Difficile dimenticare gli incontri con Emilio alla partenza delle tappe del Giro della Svizzera quando mi consegnava regolarmente le banane del suo rifornimento. A lui erano indigeste e per me avrebbero sostanziosamente contribuito alla crescita. Sono anni indimenticabili che Benito Mazzi fa magistralmente rivivere. Grazie a un paziente lavoro di ricerca, frugando nella sua ammirevole memoria e sfogliando i taccuini, ripropone, in maniera documentata e precisa, episodi, incontri e scontri agonistici. E' un'antologia che mi ha permesso di ritrovare, a decenni di distanza, una parte di me stesso: con le gioie, gli entusiasmi, le passioni di allora. Mi hanno soprattutto affascinato le pagine destinate ad alcuni fra gli atleti meno celebrati, spesso dimenticati, ai quali Cesare Chiericati e Renato De Lorenzi hanno dedicato l'importante documentario televisivo “Gregari Eccellenti”. E' un dovuto contributo che riepiloga l'elevata corresponsabilità che i “domestiques” hanno avuto nei successi raccolti dagli assi del nostro ciclismo. Mi riferisco ovviamente ai portatori d'acqua, ai servitori dei rispettivi capitani, gli insostituibili “maggiordomi”. Ferdy, ancora oggi, rivolgendosi a “Milo” Croci Torti, lo chiama amichevolmente “luogotenente”. Erano gli anni dei gregari forti e coraggiosi, dei gladiatori delle due ruote, con la voce magari ruvida, capaci di imprese miracolose come quelle compiute dal Milo e dal Remo per i loro leader. Fu una borraccia d'acqua (l'elemento più prezioso per un ciclista coinvolto sui tornanti dei Pirenei in una convulsa “sarabanda”) a salvare Hugo, quasi disidratato, da una cocente sconfitta. Fu Remo Pianezzi a portargliela dopo aver rintracciato una fontana sulla piazza di un villaggio vicino al confine franco-iberico. Orio Vergani non mancò di definire l'impresa di Pianezzi, autore di un inseguimento all'ultimo respiro, “disumana”. Quella borraccia smorzò, a fronte di un Koblet ormai rigenerato, l'attacco sferratogli da Coppi. Il campionissimo, piuttosto scocciato, punì poi i suoi scudieri per non aver soffocato l'iniziativa dello svizzero di Rivera. Con questo suo lavoro Mazzi fa rivivere quel clima che aveva dato a noi tutti speranza e vitalità, guardando con fiducia a un mondo in fermento, ricco di promesse. Un mondo, quello del ciclismo, che, caricato sui muscoli di uomini veri, tutti d'un pezzo, ci rivelava giorno per giorno la stupenda qualità umana dei suoi protagonisti. Uno sport genuino che oggi avrebbe bisogno di ritrovare la forza per resistere alle insidie della chimica e dei grandi, spesso facili, guadagni. Si tratta quindi di ripristinare quel candore fatto di sudore, di sofferenze e di strade polverose. In fondo ancora oggi le masse popolari, quando si assiepano lungo i percorsi delle prove estenuanti, si attendono di essere testimoni di nuovi magici e forti momenti di verità. I messaggi raccolti in queste pagine potrebbero comunque dare un sostanzioso contributo per ritrovare, nella loro interezza, quei valori di solidarietà e di onestà che sono elementi essenziali per una società a dimensione umana >>. Marco Blaser